City ZEN: nel cuore di Milano si fa yoga in un ex opificio e si finanzia la Fondazione Rava

The Brief – di Paola Pierotti

 

Nel cuore di Milano è stata aperta da poche settimane City ZEN: un’oasi di pace nata dal recupero di un ex opificio.
L’eccezionalità del nuovo centro Yoga è data dalla storia e dalla memoria del luogo, uno spazio del secolo scorso pieno di luce, con volumi ampi, alti oltre 5 metri.

Carol Brumer è la committente. Americana d’origine, ha cercato di realizzare a Milano uno spazio che non riusciva a trovare: un luogo pensato per il benessere della persona, del corpo e della mente,
dove insegnare e praticare yoga e le diverse discipline olistiche. “Non una vera e propria attività di business. City ZEN è un sogno, una passione personale – ha spiegato –
volto a generare benessere anche per gli altri. I proventi dell’iniziativa saranno infatti devoluti interamente alla Fondazione Francesca Rava, da anni attiva nel sostegno dei bambini in condizioni di disagio”.
Il concept nasce ricordando i learning center americani, “dove si va a imparare a tutte le età. Volevo realizzare un luogo per meditare, per le healing arts.
Con l’intento – spiega Carol – di far conoscere le discipline naturali, i trattamenti della medicina cinese. Al contempo voglio continuare a collaborare con la fondazione di cui sono volontaria
e ho provato a combinare le due cose. Vorrei generare soldi per chi ne ha bisogno, non vedo l’ora di poter comunicare che con City ZEN siamo riusciti a far pranzare mille bambini ad Haiti,
o siamo riusciti a costruire un centro per disabili”.
In-chiostro creativo partecipa al lancio di questo progetto che coniuga i temi del recupero e della rigenerazione urbana, con finalità sociali, invitando i “viandanti” del Salone
a fare una tappa da City ZEN in via San Francesco d’Assisi 15.
Dopo una lunga ricerca dentro e fuori il centro di Milano, la sede è stata scelta grazie alle sue particolari qualità. “La luce avvolgente delle grandi vetrate, il silenzio,
inusuale per il centro di una grande città grazie all’accesso arretrato rispetto alla strada – ha spiegato Federica Gambigliani Zoccoli progettista con Giovanni Maria Sacchi
e con la collaborazione di Elisabetta Bruno e Annalisa Pitto – ci hanno fatto capire che era la sede che City ZEN cercava. Gli ampi volumi erano gli elementi che avrebbero permesso
una forte connessione fra lo spazio e le attività che vi si sarebbero svolte”. Una volta trovato il luogo perfetto per coniugare benessere della persona e sociale, l’operazione di recupero è stata fatta in soli 3 mesi.

Dal progetto di architettura alla scelta di arredi e dei singoli complementi “tutto è stato fatto per trasmettere messaggi di pace, tranquillità, equilibrio e benessere” precisano gli architetti.
Si è deciso di mantenere l’ampiezza e la luminosità dell’ex opificio: 540 mq di superficie complessiva, separata da grandi vetrate che all’occorrenza possono essere aperte per grandi eventi.
“Abbiamo concepito uno spazio flessibile, aperto a ricevere, ad accogliere, rispecchiando la filosofia di base della committenza – ha precisato l’architetto Sacchi -. Le separazioni tra i vari locali
hanno privilegiato la formazione di una barriera acustica ma non visiva, realizzata tramite grandi serramenti vetrati, che dialogano con quelli esterni originali, e completamente apribili, per creare ambienti polifunzionali”.
City ZEN può ospitare quindi 3 sale separate (2 per attività yoga e 1 relax) ma anche un’unica sala molto grande per conferenze, eventi, seminari”.
Oltre alle due sale yoga citate, vi sono una sala per la pratica di Hot Yoga (servita da un impianto sofisticato che porta l’ambiente ad alta temperatura e ne controlla la salubrità dell’aria),
quattro studi per consulenze e terapie olistiche, ampi spogliatoi e un’area relax dove sorseggiare una tisana consultando un libro.
Per quanto riguarda le finiture, gli allestimenti e le pavimentazioni, si è scelto di utilizzare materiali naturali o di recupero, “messi in opera e trattati a secco o con soluzioni che non
rilasciano esalazioni nocive, nel pieno rispetto dei principi di eco-sostenibilità ed eco-compatibilità. Nelle sale in cui si svolgono le lezioni yoga – spiega Federica Gambigliani Zoccoli –
è stato posato un parquet di rovere con caratteristiche di calore e morbidezza al tatto, mentre per la sala dedicata alle lezioni di Hot Yoga è stata scelta una tipologia di parquet adatta agli ambienti caldi”.
“Abbiamo disegnato ad hoc gran parte degli apparecchi illuminanti e degli arredi utilizzando elementi di recupero e adattandoli artigianalmente a nuove funzioni – continuano i progettisti -.
Le vecchie porte sono state trasformate in ante scorrevoli per armadi, tavole da cantiere dismesse utilizzate per librerie, contenitori, piani e bancone reception, realizzati dalla mano felice di Oscar Merli”.
Negli spogliatoi si è fatto uso di specchi di recupero, vecchie panchine e lavandini-lavatoi che conferiscono all’ambiente un senso di vissuto e di comfort. Il logo che cattura lo sguardo entrando è immerso in un ‘bosco’
di betulle e i vari messaggi che accompagnano l’utente sono realizzati in cartoni alveolari per completare l’immagine di naturalezza e semplicità. Per la scelta del verde in particolare delle piante aromatiche,
ha collaborato Marinella Rossi.