Francesco De Nigris

Insegnante di Shindo
 
Perché Shindo?

Shindo nasce da un’esigenza personale, il desiderio di unire all’interno della capacità tipica delle arti marziali di metterti in relazione, di incontrare l’altro, sia l’aspetto profondo, lo sfondo filosofico e psicologico tipico delle discipline orientali, sia la specifica attenzione al corpo e al suo benessere, tipica della nostra mentalità pragmatica occidentale.
E’ stato come unire la concretezza alla capacità di sognare, per vedere oltre il dato immediato.

Qual è stato il tuo percorso professionale?

Shindo è nato lentamente, come tutti i figli ha avuto bisogno di una gestazione.
Ho iniziato arti marziali a 16 anni, presso lo Zen Shin Club di Roma, poi durante l’università ho incontrato un maestro di Roma che mi ha modificato profondamente, che mi ha permesso di intravedere quali immense implicazioni psicologiche ci fossero dietro il “gesto marziale”. Quindi molto presto si è affacciata la consapevolezza del limite insito nel nostro modo di concepire la difesa, l’efficacia, la tecnica.
Questa esperienza, che definisco spirituale, è stata poi arricchita dal mio secondo importante maestro, un monaco straordinario che vive a Bologna, profondo ma al contempo assolutamente concreto.
Shindo intanto nasceva dentro e nel passaggio tra questi due insegnamenti ha preso forma.
Una forma non definitiva ma in continua evoluzione.

Perché City ZEN?

Quando sono entrato la prima volta in City ZEN ho pensato “finalmente un dojo, finalmente bellezza, finalmente legno e luce”. Poi il resto è accaduto.