Aumento imprevisto per le famiglie italiane che dovranno spendere 200 euro in più per la bolletta, dopo il picco dello scorso anno.
La questione bollette non sembra destinata a finire, prima con gli aumenti delle materie prime, poi con l’inflazione e quindi con il passaggio al mercato libero che ha dato l’ultimo colpo di grazia in termini economici.
La notizia dell’ennesimo rincaro riguarda in maniera abbastanza generalizzata tutte le famiglie, quindi ovviamente è un duro colpo perché si parla di una cifra piuttosto consistente, nonostante il bonus sociale e i vari aiuti che sono stati introdotti dal Governo.
L’aumento è stato calcolato sulle proiezioni dei prossimi mesi quindi si verificherà sia sulla bolletta del gas che su quella della luce e dovrebbe essere con maggiore precisione di 207 euro a famiglia spalmati in un tempo inferiore a un anno.
Il problema principale è sicuramente quello relativo agli oneri di sistema. Infatti, se l’IVA agevolata e la mancanza degli oneri erano stati un contributo importante durante tutto il periodo degli aumenti in bolletta, con la fine di questa agevolazione e quindi il passaggio dal 5% della Legge di Bilancio 2022 al 22% attuale è ovvio che la situazione non può che essere disastrosa.
È vero che i costi sono cambiati e che sicuramente le famiglie oggi non devono affrontare le stesse cifre, ma è anche vero che modificando la voce dell’IVA ci si trova di fronte a un nuovo impatto a cui nessuno era preparato. Il metodo primario per assorbire questi costi è sicuramente quello di tagliare tutte le spese non necessarie, quindi fare attenzione ai consumi e ovviamente beneficiare del bonus sociale, se applicabile.
L’IVA si calcola in base al costo finale quindi minore sarà il prezzo da pagare e minore sarà anche l’incidenza dell’IVA sul piano generale. Ovviamente i tagli all’uso, soprattutto improprio del prodotto, sono l’unica via possibile perché di modificare l’IVA e le accise non c’è modo. Il tutto in un momento molto delicato dal punto di vista storico perché i costi delle materie prime possono ancora subire fluttuazioni.
E anche perché il passaggio al mercato libero porterà ulteriori problemi dal punto di vista economico, soprattutto se non si fa attenzione all’azienda con cui si sceglie di formalizzare il nuovo contratto per la fornitura. Il rischio infatti è quello di trovarsi non solo con un aumento di 200 euro ma di spendere molto di più per la materia prima.
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