Siamo di fronte a un fenomeno silenzioso ma inesorabile, che lede i diritti dei clienti delle banche: la chiamano desertificazione bancaria.
Fino a qualche anno fa lavorare in banca era certamente un impiego di prestigio, ben pagato, ma oggi le cose stanno cambiando: sempre più filiali stanno chiudendo e il fenomeno riguarda quasi tutti gli istituti bancari del Paese.
L’ultimo report, stilato dal Centro Studi di Unimpresa, ha confermato che la desertificazione bancaria in Italia sta avanzando sempre di più, e non accenna a fermarsi, anzi. Ma cosa significa questo per chi ha un conto in banca, cioè praticamente tutti? Possiamo rispondere coi numeri, che sono impietosi.
le cifre divulgate da Centro Studi di Unimpresa ci fanno capire molto bene cosa stia succedendo in Italia, e non è qualcosa di positivo.
Dal 2014 al 2023 nel nostro Paese sono state chiuse gli sportelli bancari hanno subito un calo di 10.579 unità, i dipendenti del comparto di 42.170 e le banche di 236.
Oggi su tutto il territorio nazionale più di 3 mila Comuni non hanno un’agenzia bancaria e sono 4 milioni e mezzo i cittadini che vivono senza avere una banca nel proprio Comune di residenza o di lavoro. La situazione non solo è drammatica, ma sta proseguendo in questa direzione. Il motivo è più semplice di quanto si pensi: le banche, chiudendo le filiali e diminuendo i dipendenti, risparmiano sulle spese.
La desertificazione bancaria, come spiegano gli esperti, continuerà anche per tutto il 2024. Il vero problema consiste nel disagio che devono sopportare i clienti delle banche, perché sempre più privi di accesso ai servizi.
La “giustificazione” degli Istituti bancari, ovvero quella della digitalizzazione, non è nemmeno così verosimile come vorrebbero far credere. In Italia, infatti, solamente il 51,5% dei cittadini utilizza l’Home Banking; in Europa la percentuale è leggermente superiore (63,9%) ma anche in questo caso le criticità rimangono. Infatti risultano maggiormente penalizzati i soggetti anziani, che hanno poca confidenza con i computer, nonché i ceti meno abbienti, che hanno meno possibilità economiche e/o istruzione.
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